Il Surround in salotto…

Feb 02
2010

I sistemi di ascolto multicanale a livello ‘consumer’, al giorno d’oggi, si stanno diffondendo sempre di più. Nei negozi specializzati e non, si trovano una gran quantità di prodotti dalle varie forme e misure, dedicati alla fruibilità del suono ‘surround’.
Sono, naturalmente, tutti sistemi che vengono reclamizzati per la loro capacità di riuscire a riprodurre, a livello domestico, tutto quel coinvolgimento sonoro tipico di una sala cinematografica. Concretizzano così la possibilità di poter avere in casa un proprio ‘home theatre’.

Purtroppo l’inserimento nell’ambito domestico non risulta essere sempre così semplice ed immediato. Molte persone infatti, dopo aver speso anche delle cifre considerevoli, una volta montato il tutto   nel proprio salotto non risultano appieno soddisfatte del risultato. Se andiamo ad osservare le specifiche tecniche di installazione di un sistema surround, le cose sembrano tutto sommato abbastanza facili, ma quando scendiamo nel pratico e dobbiamo fare i conti con gli ambienti delle nostre case, tutto diventa molto più complicato e di difficile attuazione. Tra i vari problemi che si presentano nell’installazione dei vari componenti (passaggio dei cavi, collegamenti,  sistemazione dei vari diffusori, tarature, ecc.) sicuramente quello del posizionamento della cassa centrale è uno dei più ostici e, nel 99% dei casi, porta ad un collocamento errato o di compromesso che, alla fine, non soddisfa mai  pienamente l’ascoltatore.
La ragione del dilemma è presto detta. L’altoparlante centrale, per dare uniformità all’immagine sonora, dovrebbe essere collocato in posizione frontale e alla stessa altezza degli altri diffusori ma, al centro del nostro impianto multimediale, il posto risulta già occupato dallo schermo televisivo!

Come procedere?

Qualunque soluzione voi sperimentiate non sarà mai quella corretta, a meno che voi non possediate uno schermo per video-proiezione micro-forato, e quindi acusticamente trasparente, tale da potervi permettere di collocare l’altoparlante nella sua corretta posizione dietro al telo.
Per tutti coloro che, al contrario, hanno un più tradizionale schermo televisivo (al plasma, LCD, a led o a tubo), la soluzione, anche se apparentemente complicata, potrebbe essere più facile di quanto ci si possa aspettare.

Semplicemente non usare la cassa centrale!

Potrebbe sembrare solo una provocazione ma, se andiamo ad analizzare più da vicino i vari aspetti della questione ci si può rendere conto di quanto ciò possa portare a dei notevoli vantaggi.

Facciamo un passo indietro e andiamo ad analizzare per un momento come un sistema surround viene applicato in una sala cinematografica e consideriamo le grandi proporzioni dello schermo, che mediamente si aggirano sui 18m di larghezza per un’altezza di 9,5m, la relativa distanza e posizione degli spettatori.
In questa situazione, il fronte sonoro, formato dal canale sinistro, centrale e destro, vengono collocati direttamente dietro lo schermo ed inseriti in un baffle (parete liscia, ma con un determinato effetto fonoassorbente) che ne aiuta l’omogeneità della diffusione e rende perfettamente credibile, e sincronizzato con il movimento, ogni effetto sonoro o dialogo. In tal modo, anche lo spettatore seduto meno centralmente può beneficiare di un suono compatto, che dà realismo all’azione proiettata sullo schermo.

Negli ambienti domestici tutto ciò viene ampiamente stravolto a causa delle differenti dimensioni della stanza, delle dimensioni notevolmente ridotte dello schermo (per una già ragguardevole dimensione di 55 pollici la larghezza non supera i 150 cm) e della distanza dello spettatore dal medesimo.

Prendiamo proprio come esempio la misura di schermo sopra riportata.

Basandoci sulle specifiche surround ITU (fig.1)  e la distanza consigliata per una buona visione dello spettatore dallo schermo (in questo caso di circa 230cm per un full HD come consiglia Sony), dovremmo posizionare il diffusore sinistro a circa 265cm di distanza dal diffusore destro, lasciando così circa 45/50cm di spazio per ciascun lato dallo schermo. In questo modo noi avremo sì un suono ampio, ma non una corretta corrispondenza tra il movimento di un oggetto e il suo relativo effetto sonoro.

Già stringendo l’angolo di apertura tra il canale sinistro e quello destro dai 60° delle specifiche ITU ai 45° delle specifiche THX, avremo che la distanza tra i due diffusori scenderà a circa 190cm migliorando il risultato complessivo, ma il consiglio è quello di andare  a posizionare i due diffusori quasi a ridosso dei bordi dello schermo. Avvicinando così i diffusori al televisore avremo una maggior corrispondenza e veridicità tra l’immagine sonora e i movimenti della scena e considerando che lo schermo, anche se non di materiale fonoassorbente, così posizionato tra le due casse, un certo effetto ‘baffle’ lo fa ugualmente, avremo già un ottimo risultato sonoro senza l’ausilio del canale centrale.
Inoltre, così facendo, aumenteremo sensibilmente la zona di ascolto ottimale e anche le persone non perfettamente in asse con lo schermo potranno usufruire di un miglior bilanciamento sonoro.

Come procedere quindi?

Basterà andare ad agire nella schermata di ‘speaker setup’ del vostro amplificatore multicanale e disabilitare il canale centrale. In questo modo tutte le informazioni destinate al diffusore centrale verranno automaticamente mixate e inviate ai canali sinistro e destro del vostro impianto.

L’Aurofonia e l’ascolto 3D

Gen 12
2010

Un pò di storia
L’idea di creare un sistema che possa rispecchiare il più fedelmente possibile il feeling di un ascoltatore durante un’esecuzione dal vivo è da sempre uno dei punti fermi dello sviluppo e dello studio delle nuove tecnologie dedicate alla riproduzione sonora.
Il passaggio dalla monofonia alla stereofonia segnò un gran balzo in avanti per l’ascoltatore che, finalmente, poteva apprezzare una spazialità sonora e riconoscere, per esempio, il posizionamento dei vari strumenti all’interno di un’orchestra di musica classica o di una band di musica jazz.
Ovviamente, la stereofonia, soffre comunque di una limitazione nella fedeltà di riproduzione.
Manca, infatti, quella profondità spaziale tale da poter far sentire l’ascoltatore immerso nell’ambiente sonoro originale della riproduzione dal vivo che si è registrata o non si è in grado di riprodurre effetti sonori tipici, per esempio, di un oggetto che si muova nello spazio circostante l’ascoltatore.
In altre parole, potremo riprodurre il ronzio di una mosca che si muove da destra a sinistra e viceversa ma mai riusciremo a dare l’impressione che ci giri intorno e men che meno che ci stia passando sopra la testa.
Ecco quindi l’idea di costruire dei sistemi di riproduzione multicanale in grado di circondare l’ascoltatore con più altoparlanti e capaci di riprodurre più fedelmente l’ambiente dove si effettua la registrazione o l’effetto che si vuole ricreare.
Dopo il tentativo della quadrifonia e i poco soddisfacenti risultati, soprattutto legati alla complessità dell’installazione e della taratura dell’impianto, ottenuti con il 5.1, che comunque danno all’ascoltatore la sensazione di essere circondati dal suono ma solo su un piano orizzontale (classico l’esempio del passaggio di un aereo che si ha più la sensazione che ci passi attraverso lo stomaco più che sopra di noi) con l’inizio del nuovo millennio approda un nuovo sistema multicanale chiamato 2+2+2 che riesce a dare un aspetto più tridimensionale all’ascoltatore.

Il 2+2+2
Nasce dall’ idea di un sound Engineer tedesco, Werner Dabringhaus (www.mdg.de).
Il principio è alquanto semplice e sconcertante per i risultati che riesce a dare.
Dabringhaus si basò semplicemente su ciò che la tecnologia era in grado di fornire in quegli anni al consumatore.
La tecnologia del DVD-Audio e del SACD (Super Audio CD), ormai caduti nel dimenticatoio ma che costarono milioni di dollari di investimenti e di ricerca da parte di grandi case produttrici come Sony, Philips, Panasonic ecc, offrivano la possibilità di avere non più solo i 5 canali full-band +1 (tagliato sopra i 200Hz) del classico 5.1 Dolby Surround studiato per il cinema, ma 6 canali perfettamente uguali.
Il progetto era quello di pensare a quei sei canali in un modo diverso e meno vincolante dello standard del 5.1 anche se pur mantenendone alcune affinità.
Le motivazioni legate alla riproduzione di un film che giustificano l’utilizzo di un canale centrale per la riproduzione dei dialoghi e di un canale dedicato esclusivamente a riprodurre quelle basse frequenze e quegli effetti roboanti tipici di una sala cinematografica, nella musica non trovano un adeguato riscontro e giustificazione.
Tendenzialmente l’uso di un canale centrale, nella musica, non da praticamente nessun vantaggio se non quello di complicare il lavoro di missaggio per il fonico e, per l’ascoltatore, di ridurre moltissimo la posizione di ascolto ottimale.
Altrettanto inutile risulta avere un canale dedicato a riprodurre degli affetti speciali nelle basse frequenze.
In questo modo, ai quattro canali principali che costituiscono i cardini di un sistema surround, si aggiungono due canali liberi che possono essere utilizzati in qualunque modo.222
Fu così che, nel suo progetto, Werner Dabringhaus  pensò di sfruttare quei due canali in più per cercare di riprodurre delle informazioni che potessero restituire all’ascoltatore un posizionamento di un suono o di un effetto anche rispetto ad un asse verticale e non più solo orizzontale.
Ne nacque, così, un sistema formato da tre coppie di casse (da qui il nome 2+2+2):
due casse frontali, come un normale sistema stereo, con un angolo di apertura di 60°
due casse posteriori, come un normale sistema surround, con un angolo di 110°/120°
due casse frontali poste sopra i due diffusori principali ad un’altezza da quest’ultime pari alla metà della distanza tra il diffusore sinistro e quello destro.
Il risultato che ne ottenne fu quello di un sistema di riproduzione sonora dall’ascolto estremamente naturale e convincente sia per quello che concerneva la correlazione tra il posizionamento degli strumenti e dello spazio circostante sia per l’estrema naturalezza nel riprodurre l’ambiente e la riverberazione naturale presente durante le registrazioni.

L’aurofonia
Rappresenta la naturale evoluzione del 2+2+2 slegata anche dal vincolo dei sei canali disponibili su supporti come il DVD-Audio ed il SACD ormai abbandonati da parte di tutte le grosse major discografiche che, così facendo, ne hanno decretato la loro fine.
Il progetto dell’Aurofonia è stato portato avanti dalla collaborazione di una casa discografica svizzera, la Divox, e da Paolo Carrer che ne ha curato interamente lo sviluppo, seguito tutte le fasi di test ed effettuato tutta una serie di registrazioni dedicate passando per i vari generi musicali, alle registrazioni ambientali, alla registrazione in presa diretta durante le riprese di un film.
Sfruttando le possibilità di un nuovo supporto come il BlueRay in grado di fornire teoricamente fino a 12 canali audio, l’Aurofonia diventa un sistema aperto a seconda delle varie esigenze dei vari settori del mercato multimediale.
Sarà quindi possibile ampliare e completare il sistema Auro 6 (l’originale 2+2+2) passando ad un sistema Auro 8 aggiungendo due diffusori perpendicolarmente ai due diffusori posteriori per l’ascolto della musica, oppure passare ad un sistema Auro 10 che integri anche il canale centrale e quello per enfatizzare le basse frequenze per ottimizzarne la compatibilità con il 5.1 dei sistemi cinematografici o utilizzare un sistema che implementi anche un altoparlante posto centralmente sopra l’ascoltatore per postazioni di videogames tridimensionali.
Va da sè che l’Aurofonia, contrariamente ai molti sistemi Dolby integrati nei più moderni amplificatori Audio/Video che aggiungono alle informazioni sonore originali delle ambiences o riverberi artificiali che simulano una sala da concerto piuttosto che uno stadio di calcio, è un sistema reale. In pratica, necessita di registrazioni effettuate con la stessa tecnologia e non rigenera virtualmente i canali mancanti partendo, ad esempio, da una registrazione stereofonica.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte di Infinity Studio - maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetto" permetti il loro utilizzo. Grazie.

Chiudi